cestarigiulio

Give voice to … !

cestagiu@gmail.com

Nato in terra di Bari e adotatto dalle pianure e dai monti bergamaschi, tra natura e industria.

Già docente su più livelli scolastici e di diverse discipline (geografia antropica ed economica,metodologie operative nei servizi sociali, lingua e cultura inglese) si dedica ora allo studio, alla ricerca, alla conoscenza di persone, di luoghi, e di eventi ai più meno conosciuti, lì dove gli eventi incrociano il vissuto di uomini e di donne di una vita ordinaria.

L’attenzione, l’interesse, e la pratica nei confronti della cultura in genere, e della musica e dell’arte in particolare, sono sempre stati massimi su un percorso iniziato in età adolescenziale tra meandri di pura energia da spartito e processato nei tempi in forma quasi camaleontica in ruoli e in situazioni diversissimi …dal progettista al problem solver.

CONTATTO: CESTAGIU@GMAIL.COM

Creativo, con uno slogan sentitissimo, che lo riassume, “Non perdiamo il senso pedagogico delle cose !”

  • Potrebbe essere banale per qualcuno scrivere del Natale su un blog.

    Vero. O meglio dipende dal carattere di banalità per cui si opta di scrivere.

    …uhm. La farei semplice.

    La sera del 24 dicembre scorso mi sono recato con il mio cane a prendere mia moglie dal lavoro: un lungo rettilineo da percorrere con alcune fermate “non prenotate” come un cane sente di fare durante il percorso.

    Ero sovrapensiero, o meglio stavo proprio pensando, forse in “over thinking”, guardando le auto e le poche persone a quell’ora in giro, al senso del Natale oggi. Il senso per me, ormai con diverse decine di anni sulle spalle -lo spettro del passato e quello del futuro (ciò mi ricorda A Christmas Carol nel personaggio di Scrooge!!)- ; il senso per i passanti, a piedi e in auto.

    Mille pensieri in me, liberi fluttuanti, e nessuna voce dalle identità “on the run”, auto e persone. Guardavo in giro e guardavo per terra senza in realtà osservare nulla. Solo manciate di pensieri.

    All’improvviso incrocio sul marciapiede tre giovani figure: un uomo, una donna, un bambino di circa sette anni. Pioveva ed avevano in testa il cappuccio dei loro giubbotti. Persone di colore.

    Procedevo velocemente col cane, anche loro procedevano velocemente in senso opposto.

    Giunti, all’incirca, alla stessa altezza, il bimbo mi ha lanciato un “Buon Natale” ad alta voce. Inaspettato.

    Io, sorpreso per il momento, per la spontaneità della voce di quel bimbo dagli occhi scurissimi come il colore della sua pelle, per il gesto -chi, oggi, saluta più un passante sconosciuto con un bell’augurio!- , non ho replicato. Ma mi sono fermato, tendendo il guinzaglio.

    Le tre figure sono passate via velocemente con il loro passo veloce, ed io voltatomi, le ho guardate fuggire da me sotto le gocce di pioggia illuminate dal lampione della strada.

    “Buon Natale a te!”, ho gridato al bambino.

    Ho seguito le figure allontanarsi mentre riflettevo sul gesto, l’augurio del bambino. Egli era felice in quel momento in cui lo ha lanciato verso di me, sincero e spontaneo; ricordo ancora l’espressione degli occhi ed il suo sorriso.

    Ho ripreso il cammino verso la mia meta ed ho pensato che questa è stata una scena da film delle migliori sceneggiature di cinematografia natalizia.

    Ma è andata davvero così.

    Erano decenni che non ricevevo un augurio così marcante.

    Bello. E’ stato proprio bello, e ciò mi ha reso leggero e ricco allo stesso tempo.

    Questo evento è davvero accaduto, proprio così come lo ho trascritto.

    Forse dovremmo riprendere la bella abitudine di una volta -caspita, mi sento vecchio a scriverlo!- ….

    … si salutavano per strada le persone sconosciute (non solo in occasione delle festività) e si rivolgevano sentiti, ma davvero sentiti auguri perchè il Natale era una festa, era una cosa speciale!

    Allora, a te avventuroso viandante della rete che intercetti questo mio post….

    …Buon Anno!

    E fai in modo che il tuo ultimo dell’anno sia anche per te con una manciata di pensieri leggeri, ricchi, e soprattutto speciali !!!!!!!!!!!

    (Giulio Cestari)

  • “Lo schermo delle donne”

    Ci sono tanti diversi modi per narrare, e poi, ricordare e celebrare la donna ed il suo universo di identità culturale.

    Allora non mi permetto di descrivere. In punta di piedi…..indico….

    …un gruppo di donne che propone, suggerisce, fà cultura muovendosi su Substack:

    singolarefemminile.substack.com

    ..andiamo a scoprire !!

    (Giulio Cestari)

  • Verso un modello partecipativo della cura

    Sulla scia del percorso che il mio lavoro ANIME LAMPARE mi ha fatto intraprendere, vorrei segnalare un importante convegno sul tema delle demenze e dei caregiver.

    L’Università Cattolica del Sacro Cuore ospita un evento, in particolare progettato dalla facoltà di Scienze della Formazione, dalla facoltà di Scienze politiche e sociali, dal dipartimento di Sociologia.

    MARTEDI’ 16 DICEMBRE 2025 dalle ore 09:00 alle ore 13:00.

    Iscrizioni gratuite fino ad esaurimento posti entro il 14 dicembre https://bit.ly/convegno16dicembre

    Per info: progetto.caregiver.alzheimer@gmail.com

    Tra i vari docenti di sedi universitarie differenti, leggo sulla programmazione dell’evento anche la presenza di Michele Farina (presidente Alzheimer Fest), Cristina Brioschi (psicologa della Federazione Alzheimer Italia), Leonora Chiavari (presidente Atelier della Mente), Marco Annicchiarico (caregiver).

    (Giulio Cestari)

  • Associazione Diaforà

    PAPER LATE !! PAPER LATE!!

    Al volo…segnalo MARCO GIARDINA questa sera 13 novembre 2025 alle ore 20:30 all’ex convento della Ripa di Albino.

    “FELICITA’ DA CANI O SICUREZZA DA LUPI?”

    Un viaggio, da una precisa antichità alla modernità, tra indipendenza e bisogno di altri – libertà selvaggia e protezione sociale-

    Le strategie nell’accompagnamento ai pensieri fornito da MARCO GIARDINA.

    IL DIRITTO ALLA FELICITA’

    (Giulio Cestari)

  • 26 novembre 2025 17:30 Ucicinemas Oriocenter – Bergamo

    IL TULIPANO VIOLA

    Scelgo di non scrivere del film di Alberto Nacci, regista. Il Tulipano Viola merita di non essere svelato e di essere scoperto in un mood euristico di sentimenti.

    Ho conosciuto Alberto diversi anni fa. Entrambi eravamo altre persone in altri ruoli: il lavoro, l’età, le aspettative…era tutto diverso da oggi. Potrei riportare un buon numero di aneddoti su Alberto.

    Di lui, però, vorrei significare il proprio percorso nel mondo della fotografia, della cinematografia, del sound, dell’arte.

    Ci sono tanti modi di fare cultura e di restare se stessi, e questo modo, che poi diventa un essere cultura, necessita di evoluzioni, di incontri, di un “melting” di tecniche e di sensibilità.

    Ricordo Alberto, in passato e in un’altra dimensione operativa, che dirigeva alcuni survey sulla dipendenza da sostanze. L’ho osservato da lontano più volte e, devo dire, inizialmente mi sono mostrato scettico rispetto al suo operato finchè non ho guadagnato la chiave di intesa e di interpretazione della sua applicazione in quel campo di ricerca. Ho scoperto, quindi, una persona che al di là dei calcoli matematici nascondeva una sensibilità particolare, una sensibilità da incontrare, un’ottica da scrutare perchè poteva lasciare il segno, dentro.

    In questi anni passati Alberto ha potuto affinare anche tecnicamente la sua ottica, e oggi è capace di regalarci un pezzettino del suo mondo privato, intimo, con Il Tulipano Viola.

    Non è facile tradurre per il pubblico ciò che si ha dentro di noi di così profondo e incancellabile, non è facile adoperare solo due colori per un mondo che è apparentemente spento ma brilla dentro e intorno a noi da qualche parte. Brilla in modo indelebile lasciando un’impronta, nel tempo e nello spazio.

    Due colori, non è facile.

    Grazie Alberto !

    (Giulio Cestari)

  • Paola Tognon e le sue collaboratrici

    Quando ho conosciuto Contemporary Locus diversi anni fa a Bergamo in occasione di una delle prime estemporanee, confesso, ho fatto fatica a cogliere l’associazione arte e territorio, cultura e luogo. Sono stato, però, immediatamente stimolato ad andare “beyond”, come è nella mia quotidianeità, ma..ancora di più.

    Ricordo un mio pensiero dell’epoca…”caspita, questi mi battono!”

    No borders… una installazione a Colle Aperto, Bergamo: vi era molto di sperimentale.

    Oggi ho il piacere di cogliere quanto negli anni è stato realizzato secondo un concetto di sviluppo progettuale tridimensionale, non per gli oggetti, ma per le intersezion sinergiche di territori e forme di cultura. CONTEMPORARY LOCUS.

    E allora…questa sera….CIMITERO MONUMENTALE di BERGAMO ci sarà alle 18:30 l’OPENING di una rassegna meravigliosa di musica, arte, territori, persone, “CultuRisti” .

    E si continua fino al 02 novembre, con un programma variegato, tra territori di Bergamo e della bergamasca e tanti soggetti diversi, tutti molto interessanti, di cultori di un LOCUS e di un CONTEMPORARY.

    ASSOCIAZIONE CONTEMPORARY LOCUS https:/contemporarylocus.it

    (Giulio Cestari)

  • Qualche giorno fa, in un assolata giornata di ottobre, a mezzogiorno, mi sono recato al cimitero per fare un giro con il mio cane Betty. La solita uscita di mezza giornata per permetterle di correre e di perdersi tra gli ultimi profumi di fine stagione.

    Al primo angolo di svolta verso il grande campo libero ha svoltato una coppia di anziani -lui/lei e il loro piccolo cane di compagnia.

    Lei con racchette da nord-walking, lui col cane al guinzaglio.

    Un sentito “buongiorno!” ha permesso di fermarci e di ammirare i rispettivi animali e di lì la solita riflessione…”sono meglio degli uomini!”.

    La signora, sicuramente più loquace del marito, si è presentata come di origine finlandese -infatti parlava un italiano con evidente flessione straniera-: una ottantenne proveniente dalla terra di Lapponia.

    Ha voluto raccontarmi che quando era piccola preparava con la mamma e le sue sorelle una specie di pandolce che poi le piccole, con le slitte, portavano alle abitazioni delle persone che non potevano permettersi una tale leccornia. La signora finlandese, che poi ho da me chiamato Suomi per i miei ricordi, ci ha tenuto a spiegare che quel gesto era un gesto di solidarietà e che non era programmato: era un gesto spontaneo oltre ad essere una sentita tradizione di famiglia.

    Suomi, poi, mi ha raccontato del suo papà che era il più bravo pescatore di salmoni della Lapponia: solo lui sapeva dove andare a pescare salmoni grossi e molto saporiti che addirittura gli venivano richiesti dalla vicina Russia.

    Il papà, però, un giorno divenne grande invalido perdendo l’uso delle gambe come combattente nella seconda guerra mondiale. Purtroppo fu vittima due volte: per la ferita alle gambe, e per la ferita dell’essere lasciato solo moribondo sul terreno dai suoi compagni. Ma l’ordine era di non prendere con sè i feriti. E’ stata molto dura per il papà di Suomi…resistere alla temperatura di -40 e ai lupi ma, per fortuna, sopravvisse. Per questo motivo non ha mai voluto festeggiare, come nella tradizione militare nazionale, il “compleanno del soldato” riservato ai reduci dalla guerra. In occasione di questa ricorrenza i sopravvissuti portavano ai compagni invalidi una bottiglia di whisky per bere insieme. Il papà di Suomi ha sempre messo per terra, sotto il tavolo, la bottiglia, rifiutandosi di bere.

    Suomi mi ha poi riferito che lei ha voluto narrarmi queste storie perchè dalle belle tradizioni e dai brutti ricordi delle guerre passate dobbiamo trarre insegnamento per vivere in pace. Sempre.

    Ho salutato lei e il marito invitandola a scrivere le storie che ricorda e che, se in occasione di un futuro nostro incontro avessi io scoperto che ancora non lo aveva fatto, l’avrei fatto io con lei.

    “Lei racconta ed io scrivo! Arrivederci, buona passeggiata!”

    Li ho visti allontanarsi lentamente di spalle, Suomi, il marito, e il loro cane. I due coniugi si erano conosciuti decenni fa all’aeroporto di Linate e avevano poi scelto di vivere insieme la loro vita.

    E’ stato un momento unico, quasi surreale, di sospensione nel tempo e nello spazio: il tempo è trascorso e la percezione di essere nei pressi del cimitero è diventata nulla.

    Ho scritto queste righe perchè le storie, prima ancora che scriverle, bisogna raccontarle. La magia di una storia raccontata e ascoltata è unica.

    La magia di una vera pace nel mondo forse ha bisogno anche di storie vere raccontate e ascoltate !

    (Giulio Cestari)

  • IL VIAGGIO DI AISSATA

    Un mix di pensieri, di ricordi, di riferimenti riguardanti una cultura, un territorio, le credenze, ma soprattutto un “corpo” e una identità. “Una battaglia” come è riportato in quarta di copertina del testo dell’ autrice senegalese.

    “Teatro di questa battaglia è il corpo femminile tramite il quale è attuata la riproduzione sociale, sia quella materiale e fisica, sia quella culturale. Ci troviamo di fronte a un quadro di non facile comprensione, ma che suscita empatia e colloca la diaspora senegalese ne lcontesto internazionale africano marcato da importanti differenze culturali. Un ruolo centrale è occupato dall’educazione scolastica, vera opportunità in grado di condurre le donne all’emancipazione e all’empowerment.”

    Diye Ndiaye ci offre una testimonianza come intreccio di eventi, sentimenti, chiari riferimenti antropologici che merita davvero di essere fatta propria. E ciò accade grazie ad uno stile di scrittura che a volte ricorda quello di vecchi “gialli” della letteratura europea, convincente, pieno, veloce.

    Nel campo della analisi e del sapere antropologici sono da scoprire gli altri lavori dell’autrice: Etnografia di un’impresa femminile in Senegal / Rompere il muro del silenzio! / Il corpo dei simboli. Nodi teorici e politici di un dibattito sulle mutilazioni genitali femminili.

    (Giulio Cestari)

  • MI sono giunte diverse segnalazioni sulla difficoltà -forte- di reperire copie del testo Anime Lampare.

    Il testo risulta presente su varie piattaforme per la vendita on-line ma risulta non disponibile, una delle truffe commerciali del mondo editoriale.

    Suggerisco, quindi, di rivolgersi direttamente alla casa editrice TGBOOK che sarà lieta di inviare quanto richiesto.

    Grazie

    (Giulio Cestari)

  • “Ciò che leggo mi definisce. E ciò che scrivo mi completa”. Federica

    Sarebbe troppo lungo spiegare come ho conosciuto Federica…una classe……un’ escursione a Venezia……, anni fa.

    Questo il passato. Un passato in comune, sicuramente formativo per entrambi.

    Il presente è da costruire per me, per lei.

    Lei ha già costruito molto, nel frattempo, perchè gli anni sono passati e la penna…scrive.

    La penna scrive ed è capace di portare con preziosa leggerezza per altri mondi e di far conoscere inavvertitamente dentro se stessi.

    Federica costruisce voli, oltre a spendersi in altre attività, ed è così piacevole farsi prendere per mano da lei per entrare nelle sue dimensioni.

    federicacaglioni.com

    (Giulio Cestari)